Nella blogsfera si osservano fenomeni molto vari. Nascono ed evolvono in base a situazioni e volontà talvolta molto indistinte e difficilmente valutabili. Il successo (o il desiderio di conseguirlo) è una delle leve più forti che si possono osservare. E’ come se si proiettasse sul virtuale una “significativa” parte delle smania di “arrivare” che si vive nel reale. Sovente, per far ciò, si tralasciano rigore e buon senso. Ciò che conta è contare (senza specificare che cosa).
Dall’osservazione che la società reale tende a proiettarsi pesantemente nel mondo virtuale variando significativamente porzioni importanti dei processi di comunicazione in virtù del fatto che mancano aspetti essenziali della comunicazione non verbale, sono giunto ad una prima sintesi, del tutto personale e destinata ad ulteriori approfondimenti, che riguarda il rapporto che intercorre fra la presenza in rete e la funzione relazionale che questa manifesta.
Sono necessarie alcune premesse di natura “tecnica” legate ai processi di cambiamento in atto:
1) Dopo lo sviluppo della “Teoria dell’informazione” di Shannon e Weaver si è compreso che il terzo livello, quello dell’induzione al comportamento è di fatto il più importante in quanto legato maggiormente alla posizione del ricevitore. I primi, la tecnica e la semantica, sono quasi funzioni operative della comunicazione.
2) Il marketing virale, negli ultimi anni, ha assunto una forma molto aggressiva grazie alla presenza della rete. In altre parole, la verticalizzazione del processo di comunicazione one to many allargata ha reso il passa parola forte tanto quanto la solidità di un brand. Anzi, oggi, è possibile affermare che un brand è fatto intrinsecamente dal riconoscimento che i fruitori fanno del “valore” esplicito od aggiunto del “proprietario”. Si, si dovrei specificare meglio questo concetto ma da solo mi porterebbe via una ventina di pagine fra illustrazione tecnica ed esempi. Le prendiamo così.
Fatti salvi questi principi osservativi e perfettamente studiati ma soprattutto assolutamente simulabili e misurabili (dotati ormai di valenza scientifica) non si può non osservare come queste forme di “mutazione” della comunicazione siano oggi ulteriormente “de” formate da nuove strutture e nuovi sistemi di aggregazione semiotica. Uno di questi sono certamente i “Meme”. E’ noto a tutti che questo termine è stato introdotto da Richard Dawkins negli anni ’70 e rappresenta una forma di “virus” culturale che persone variamente aggregate sono in grado di scambiare ed elaborare generando forme e consuetudini che nel tempo possono assumere caratteristiche denotanti assolute all’interno del gruppo stesso. Il Meme stesso quindi può essere inclusivo od escludente a seconda del grado di “partecipazione” e di “accettazione” di colui che in una qualche forma adattiva lo incontra. Un esempio chiarisce meglio di qualsiasi chiacchiera. Se in una comunità, si diffonde l’uso di un canto per ricordare un evento, questo è un Meme in quanto “entità di informazione” perfettamente armonizzata con un preciso gruppo di persone. L’idea di “propagazione virale” quindi è indipendente dal canale. Tradizione orale o scritta o atteggiamento. Il “punctum” è dato dall’informazione.
Ho provato ha visitare molti blog per capire come si diffonde questa cosa che viene definita Meme ma che in realtà, sono in grado di affermarlo alla fine di questi ragionamenti, non è altro che una forma “distorta”, mascherata, quasi un trojan, una catena di Sant’Antonio per non dire un moderno e non sempre onesto “multilevel”.
In teoria un Meme parte da un nodo (chiamo così il primo sorgente per non entrare in dettagli che potrebbero urtare delle sensibilità) e questo “chiama” altri a tentare di realizzare il “riempimento” di una matrice di valori (le cose che amo, le cose che odio e via dicendo), i quali, a loro volta, rilanciano ad altri.
La matrice originale rimane invariata ma quel che conta è che ogni “chiamato” conservi il link con il “progenitore”. Nel diagramma una simulazione di ciò che accade.
Osservando il grafico tutti, prima o dopo sono “impegnati” nell’inserire un link con il nodo primitivo. Anzi, osservando lo schema si comprende che il passaggio ad un livello superiore ad uno inferiore (da sinistra verso destra) porta un delay. Sovente, la terza generazione ignora, a meno che non appartenga ad una comunità di contatti ben strutturata le relazioni parentali come gli “zii”. Anzi, spesso si ignorano persino i “secondi cugini”. Questa proliferazione gerarchica quindi chi avvantaggia? La nascita di un vero Meme? No, non può. Assolutamente non può in quanto manca la “condivisione parallela”, mentre si sviluppa una relazione top down che potrebbe limitarsi a soli 4 livelli (radice, 1, 2, 3, 4).
In altre parole, questo sistema, secondo il mio parere, potrebbe funzionare se il vertice categorizzasse ed interlivellasse i contenuti delle matrici facendoli diventare, per accettazione indiretta da parte della gerarchia sottostante la “riconoscibile entità d’informazione” del gruppo, ovvero generando una vera “ontologia” del gruppo.
Se questo non succede è un’operazione da furbetti, ben mascherata. Mi piacerebbe che qualcuno mi dimostri il contrario altrimenti resto dell’avviso che si tratta di un multilivello messo in moto sul piacere della comunicazione e finalizzato al ranking di un blog nella blogsfera. In poche parole una catena di Sant’Antonio il cui beneficiario è colui che l’ha lanciata e gli altri … lavorano per lui.
Confutiamo?